Argentina, processo alla Junta

Compare in tribunale Jorge Carlos Olivera Rovere, colui che ha gestito e pianificato gli internamenti nei campi di reclusione dei dissidenti, dove hanno trovato la morte almeno 300.000 desaparecidos.

L’Argentina processa il suo passato. Presso la sezione numero 5 del Tribunal Oral Federal di Buenos Aires è, finalmente, convenuto il generale Jorge Carlos Olivera Rovere; accusato di essere il massimo responsabile logistico e strategico dei centri di detenzione entro i quali scomparivano i desaparecidos, durante gli anni della Junta militare di Jorge Rafael Videla.

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Dal 1976 al 1983, sotto la dittatura dei militari, l’Argentina è stato uno dei più tragici teatri dell’Operazione Condor, la campagna illegale di repressione dei dissidenti – soprattutto comunisti e socialisti – perpetrata dalle dittature fasciste del Cono Sud, attraverso torture ed assassini.
I dissidenti venivano prelevati e abusivamente deportati nei campi di concentramento illegali dove venivano torturati ed uccisi. Si stima che la Guerra Sucia lanciata dalla Junta abbia mietuto come minimo 300.000 vittime.

Olivera è accusato dell’assassinio di quattro rifugiati uruguagi, 116 sequestri e “desapariciones” e altri numerosi casi di tortura. Nonostante egli fosse stato subito riconosciuto come una delle teste dell’Operazione Condor, in questi anni era sempre riuscito a cavarsela.
Prima, grazie all’amnistia generalizzata che seguì al ritorno alla democrazia, al fine di pacificare il Paese. Dopo, con la riapertura dei processi nel 2003, ha fatto solo tre anni di prigione – a seguito di misura cautelare straordinaria – in quanto il processo si arenava di fronte a problemi di carattere tecnico giuridico.
La grande pressione politica che si respira in Argentina sta, ovviamente, influenzando anche l’attuale dibattimento. Attraverso un escamotage, si è, infatti, impedito di fotografare o filmare la prima comparsa nel processo di Olivera.

I giudici Daniel Obligado, Guillermo Gordo e Ricardo Frías hanno concesso solo alla rete pubblica e ad un fotografo di filmare il processo; solo per tre minuti. Clamorosamente, prima dell’entrata del generale, i minuti erano già trascorsi, registrando esclusivamente i preliminari di rito.
Ulteriore dimostrazione del surreale clima in cui si sta celebrando il processo è stata la richiesta dei giudici, formulata all’indirizzo dell’associazione dei famigliari delle vittime della Guerra Sucia, le Madri della Plaza de Mayo, di rimuovere i veli di vedovanza che le Madri recano sempre con sé. A detta dei giudici, si trattava di un simbolo “inappropriato”.

E’ indubbio che l’Argentina voglia veramente fare i conti con il suo passato; ma l’imbarazzo che accompagna il caso è un’ulteriore dimostrazione che ci troviamo di fronte ad un nervo scoperto. I processi ai militari del Cono Sud, d’altronde, rappresentano la possibilità concreta che i genocidi commessi durante l’Operazione Condor trovino anche ristoro giuridico; dato che i giudizi politici o storici non possono risarcire materialmente le vittime o i parenti dei desaparecidos. Il problema principale è, a questo punto, il tempo. Il processo si prefigura lungo e gli imputati sono anziani. Già molti militari sono morti prima che il loro processo terminasse.

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